L’Italia che va: La Diasen Srl di Sassoferrato

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diasen sassoferratoA tenere alta l’attenzione durante l’incontro dedicato alla innovazione e internazionalizzazione tenuto nei giorni scorsi nel fabrianese ci ha pensato Diego Mingarelli, amministratore delegato dell’azienda sassoferratese che si occupa di prodotti e soluzioni ad alta tecnologia per l’edilizia.

Ha 34 anni, laurea in economia e commercio, da dieci lavora nell’impresa di famiglia. Un’impresa – spiega – che ha sempre innovato guardando il mercato e recependo le migliori idee.

Il suo è il racconto di tre generazioni.

Era il 1925 quando suo nonno iniziò la produzione di sapone. Era ciò che mancava e che la gente chiedeva. La consegna avveniva personalmente usando… la bicicletta.

La prima innovazione arriva alla fine del Secondo Conflitto mondiale. Le esigenze sono molto diverse. Se prima era il sapone ora è anche la varechina. E l’impresa Mingarelli si adegua.

Qualche decennio più tardi è il padre di Diego ad ereditare il timone dell’azienda. Con lui inizia la produzione dei solventi. Terza innovazione.

«Mio padre – dice l’attuale Ad della Diasen – era un geniaccio, un vero artigiano geniale». Era un uomo che avvertiva la necessità dei cambiamenti, che annusava l’aria e captava i segnali del mercato.

Inizia il tempo del “green”, dei prodotti per la “casa green”, sono gli anni 80, e l’azienda di Sassoferrato sceglie la strada dei ritrovati per isolare le pareti domestiche. Nasce la Diasen, in cui la parte finale dell’acronimo richiama l’antico nome di Sassoferrato.

Nel 2002 è la volta di Diego, la sua sfida. La Diasen ha bisogno di una massiccia organizzazione commerciale, e Diego è laureato in economia e commercio. Tutto combacia. Per cinque anni il giovane viaggia per l’Italia, sviluppa rapporti, e torna con la valigia piena di…idee. La struttura commerciale cambia e viene potenziata con l’introduzione di 50 agenti plurimandatari. L’Italia è il primo mercato di riferimento. Cresce intanto una forte consapevolezza del “Chi siamo”.

Una nuova svolta è quella del 2007, un anno di profondi mutamenti. Il padre di Diego muore all’improvviso. Il giovane è in campagna elettorale e l’edilizia è in crisi. Occorrono scelte forti e realismo ancora più lucido.

«Se l’Italia non va, andiamo all’estero». E’ la prima scelta di Diego Mingarelli nuovo amministratore delegato, che attraversa l’Europa da cima a fondo assorbendo sempre nuove idee e soprattutto una certezza: è tempo che gli imprenditori italiani cambino modo di pensare, non improvvisino più, non siano più approssimativi, sappiano rispondere in fretta alla domanda del mercato.

«Girando il mondo – spiega Mingarelli – ho colto spunti per l’innovazione, posso affermare che è l’internazionalizzazione a portare l’innovazione».

Ridare smalto al Made Italy, dice, significa puntare su genialità, flessibilità, innovazione.

C’è un settore in cui la nuova Diasen punta: la comunicazione nel web e l’uso di tutte le nuove tecnologie.

«Nel web – sottolinea Mingarelli – è come se stessimo in fiera tutto l’anno. Abbiamo usato per primi i Video su youtube, riusciamo a comunicarci con il mondo intero facendo vedere i nostri prodotti. Soprattutto, la differenza del nostro isolante termico».

La filosofia aziendale si poggia su una lettera: la lettera P, declinata però con sette parole chiavi: prodotto (differente da quello degli altri), persone (la vera ricchezza su cui puntare), partnership (il patrimonio che deriva dal costruire reti), promozione (comunicazione ampia), perfezione (attenzione ai particolari), progetti (idee sempre nuove), passione (il cuore con cui si fanno le cose).

Usando un’espressione del coach Velasco, Diego Mingarelli ha invitato gli imprenditori intervenuti a Fabriano a smascherare la cultura dell’alibi (l’attribuire sempre la colpa agli altri) e a guardare invece in fondo a se stessi per trovare novità e freschezza da proporre al mercato.

Rispondendo poi alla raffica di domande, Mingarelli ha riconosciuto il valore delle donne nel suo campo: sono disposte a viaggiare, conoscono le lingue, sono più motivate; l’importanza degli incontri fatti, che aprono la mente; l’importanza dei tirocini formativi per acquisire giovani (stante il disastro della scuola); le opportunità che si creano anche in mercati (come quello spagnolo) che sembrano chiusi; la strategia di entrata sui nuovi mercati (piccole fiere, conoscenza delle realtà locali). Sul fronte delle joint venture, dice chiaramente che la Diasen ancora non è pronta.

Sono pronte invece le valigie per Dubai e per la fiera green di San Francisco negli USA.

Alla fine dell’ampia discussione imprenditoriale, Emanuele Frontoni, presidente Cdo Marche Sud, riprende alcuni passaggi collegandosi alla volontà di “Rocky tre” e agli occhi di tigre “che dobbiamo mostrare al mondo”, come aveva suggerito tempo fa Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.

Il significato delle conversazioni imprenditoriali è stato invece tratteggiato da Daniele Dolci in apertura di lavori: un percorso, una discussione, uno scambio di esperienze, una riflessione personale, con lo scopo di stimolare e un mettersi in gioco. Un continuo innovarsi.

Il successivo aperitivo (una cena vera e propria preparata dalla padrona di casa, la gentile signora Vanda) è stato l’occasione per stringere rapporti e amicizie.

 

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