Dante scriveva su carta fabrianese

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dante_bannerSassoferrato  – Il Mam’s accoglie venerdì 7 agosto una conferenza su “La carta bambagina all’epoca di Dante, ossia l’importanza del supporto cartaceo di scrittura per la produzione dei codici danteschi e per la diffusione della “Divina Commedia”. Incentrata su un documentario realizzato da Sandro Boccadoro, la serata  inaugura i tre giorni di festa dell’Associazione Sassoferratesi nel Mondo, ed affronta il periodo della civiltà medievale della carta. Dalla sua introduzione in Italia dal mondo arabo e la successiva produzione nelle cartiere italiane. Questa carta conosciuta anche con il nome di Carta Amalfi ebbe innovazioni e siccome Fabriano, nel XIII e nel XIV secolo, aveva acquistato l’egemonia dei mercati, su base di argomentazioni storiche, si ipotizza che il sommo poeta Dante abbia scritto le sue opere proprio sulla pregiata carta bambagina prodotta dai cartai fabrianesi.   Venerdì 7 agosto, ore 21, Mam’s – Palazzo degli Scalzi

http://dante750.comune.fi.it/fiorenza_medievale.html

Per approfondire…

La carta di Amalfi deve il suo secondo nome, Charta Bambagina, al particolare procedimento di produzione, che, prescindendo dall’utilizzazione della cellulosa ricavata dal legno, parte da raccolte di cenci e stracci di lino, cotone e canapa di colore bianco. Le stoffe erano ridotte in poltiglia per mezzo di magli chiodati mossi da mulini a propulsione idraulica mentre oggi, con macchinari più sofisticati, ha  una maggiore raffinatezza. La fibra, disciolta nell’acqua è trasformata, a mano, in fogli per mezzo di telai formati da fili di ottone e bronzo. Questo supporto per la scrittura apparse subito molto più pratico della pergamena fatta di pelle essiccata per trascrivere le transazioni soprattutto da parte dei mercanti. Perché più leggera, più maneggevole, più leggibile con addirittura la possibilità di far apparire in filigrana il nome del produttore o delle famiglie che l’avevano ordinata. Questa carta fu, per un breve periodo, proibita per gli atti notarili nel 1220 da Federico II in quanto meno duratura della pergamena.

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