La scuola, l’ospedale e la Vainer, la Sasso degli anni 70-80

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20140117_2692982Sassoferrato – Tuffarsi nel Vintage Event, spalanca, volendo nolendo, le porte sulla Sassoferrato degli anni 70 ed 80. Porte che ci fanno ricordare un paese diviso tra campagna e città che nemmeno un comune percorso scolastico riusciva ad unificare. Perché nelle frazioni, si studiava. Addirittura a Cabernardi, dall’asilo fino alle medie. E poi, il Sant’Antonio Abbate era un vero ospedale. Dove c’era il pronto soccorso, la medicina, la chirurgia, la pediatria e la maternità. L’ultima Sassoferratese veramente doc ha visto il suo fiocco rosa appeso nel reparto “ginecologia” a gennaio 1984.

C’era però qualcosa che univa tutti e tutte. Era il calzaturificio. Quello che il sindaco Castellucci aveva fatto di tutto per insediare nel capoluogo rifiutando a Vainer De Pietri le autorizzazioni ad impiantare il suo stabile ai confini del pergolese, sulla strada che corre verso San Lorenzo in Campo. Un grande uomo Vainer De Pietri, mai FR875365scomparso dalla memoria delle famiglie sassoferratese,  Perché è stato lui, prima ancora degli elettrodomestici, ad aver portato il benessere a Sassoferrato. Uno di quei imprenditori di una volta, ben consapevole  di quanto la sua impresa poteva creare aspettative in un territorio. Una qualità  da attribuire al fatto che, sin da piccolo  orfano di mamma, fu affidato da suo babbo alla comunità di don Zeno. La sua carriera, quella di calzolaio, l’iniziò giovanissimo, e nel 1951 si diplomò modellista all’ ARS Sutoria di Milano. Il primo lavoro lo ebbe in Romagna dove si sposò ed ebbe la sua figlia Irene ma poi seguì le sue intuizioni.   Fu lui che prima di tutti, industrializzò il mocassino artigianale. Un bel mocassino, dalla linea pulita con l’ allure di uno fatto quasi interamente a mano. Morì alla testa di un gruppo industriale che già nel 74 produceva più di 2,6 milioni di paia, dava lavoro direttamente a 1000 operai in sede di produzione dislocate a Sassoferrato, Cagli, Gubbio e San Severino Marche e, a domicilio  a più di mille lavoratrice per le campagne. Dal nulla creò un vero impero calzaturiere. Impero che ormai non c’è più e di cui si vedono ancora le tracce in una lunga fila di capannoni vuoti all’entrata del paese.

Véronique Angeletti

 

Riflessioni … era nel 2010…

Fallimento Codiva è un rebus

SASSOFERRATO – Si riapre il caso del calzaturificio Codiva srl e di 170 lavoratori. Questa mattina, al tribunale di Ancona, alle 11 e mezza, il giudice Edi Ragaglia fa la verifica dello stato passivo dell´azienda. Un´udienza fondamentale che si basa sul lavoro del curatore fallimentare, il rag. Giannino Lattanzi di Fabriano, che ha calcolato l´ammontare del passivo e stilato la lista di chi vanta un credito. Una lista nella quale ci sono i creditori privilegiati, lo Stato e i  170 lavoratori che aspettano ancora il saldo del Tfr e l´indennità di esodo a cui si aggiungono gli agenti di commercio e i liberi professionisti. E poi i creditori chirografari, le banche e gli altri fornitori di materiali e di servizi. Un passivo difficile da stimare. C´è chi parla di tre milioni e chi afferma che avrebbe superato la soglia dei cinque! Un fallimento complicato quello del Calzaturificio che il valzer dei nomi e delle sedi che la proprietà ha imposto questi ultimi mesi rende ancora più complesso. Negli atti, quelli che contano, la ditta si chiama Duna srl ed al centro di un ricorso alla Corte di Appello di Ancona. Tutto parte dal legame tra Codiva srl di Sassoferrato e Vainer Spa di Milano. La prima essendo da sempre la controllata della seconda. Codiva cambia nome a marzo 2008 quando è messa in liquidazione. Codiva srl diventa Duna srl, sposta a settembre2008 la sua sede legale a Lanciano, poi ad aprile 2009 si trasferisce a Milano. Anche per la controllante sono mesi pieni di cambiamenti. Vainer Spa diventa prima De Pietri srl,  poi, nel mese di giugno 2009,diventa un tutt´uno con la Duna srl- ex Codiva e lascia la sua sede legale a Milano. Il problema nasce il 19 ottobre scorso. Quando il tribunale di Ancona dichiara fallita la Duna srl – ex Codiva e pochi giorni dopo, il 26, il tribunale di Milano dichiara fallita l´altra Duna srl, quella fusa tra l´ ex De Pietri – ex Vainer e Codiva. Ragione per cui il liquidatore milanese della “fusa” Duna srl, Marco Maffei,  ha fatto ricorso contro la sentenza del tribunale fallimentare di Ancona ed invoca competenza del tribunale fallimentare di Milano. Ricorso sul quale si pronuncerà la Corte d´Appello di Ancona a fine febbraio.

Ed ancora..

SASSOFERRATO – Duna srl, Codiva srl, De Pietri srl, tanti nomi ma nel cuore dei Sassoferratesi uno solo. Qui da decenni si lavorava “al  calzaturificio” o “alla Vainer”, per l´uomo che con una sua geniale intuizione regalò, prima degli elettrodomestici e delle cappe benessere, al paese. “Io, dichiara M, che
per 20 anni ci ha lavorato, ho solo 48 anni e so che il mio futuro c´è l´ho purtroppo alle spalle.” Io, replica S, sono arrabbiata, perché delle promesse e delle speranze non mi è rimasto niente.” E giù le colpe. Di chi non è stato mai all´altezza di gestire quel “gioiello d´azienda”, dei sindacati, del comune,
della regione. Un “piove governo ladro” che però più di tanto non aiuta. Concreta invece l´udienza di oggi che tutela i crediti dei lavoratori. Risolte le promesse rimane tante vane speranze. Quelle di tanti che speravano nell´ “aiutino” dell´azienda a trovare lavoro in una realtà similare. Come quella che si è impiantata a giugno 2008 nella vicina Serra Sant´Abbondio. Ditta creata da una parte dell´ex dirigenza Codiva che degli ex  lavoratori ne ha presi solo una quarantina e non ha nemmeno avuto la cortesia di pescare nelle tante coppie rimaste disoccupate.

Riflessioni… Gennaio 2014

MILANO – I militari del comando Provinciale della Guardia di finanza di Milano hanno arrestato tre persone accusate di bancarotta fraudolenta e occultamento e distruzione di scritture contabili di due società che gestivano il marchio di calzature Vainer e fallite rispettivamente nel 2009 e nel 2013. Circa 13 milioni è la cifra accertata delle distrazioni. La Vainer di Serra Sant’Abbondio (in provincia di Pesaro Urbino) salì agli onori della cronaca esattamente un anno fa, quando i 40 dipendenti, di ritorno dalle ferie natalizie, trovarono lo stabilimento sbarrato. Durante le feste, infatti, l’azienda aveva cambiato nome in Industriale Srl, i capannoni erano stati svuotati di ogni materiale e tutti i dipendenti licenziati. Una mossa che aveva sollevato qualche sospetto, tanto che all’incontro tra le parti sociali parteciparono anche i carabinieri. Ora la svolta delle indagini, coordinate dal pm Clerici e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf, hanno permesso di individuare una serie di condotte distrattive commesse dagli indagati, anche mediante veicoli societari con sede in paesi off-shore, per circa 13 milioni di euro. Secondo l’inchiesta le distrazioni sarebbero avvenute tramite negozi giuridici simulati e produzione di documentazione commerciale, amministrativo-contabile e fiscale artefatta, nonchè mediante la sistematica pianificazione e realizzazione di operazioni economiche precostituite ad hoc e finalizzate alla distrazione di immobilizzazioni immateriali, beni strumentali, prodotti finiti, rimanenze di magazzino, crediti e denaro, con la conseguente dissipazione del patrimonio delle società fallite.
Sono in corso anche sei perquisizioni presso abitazioni private, sedi di società e studi professionali nonchè, tramite rogatoria internazionale, il sequestro preventivo di tre conti correnti esteri sui quali sarebbero stati trasferiti i proventi delle distrazioni.

Riflessioni… del 2015

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