Un cane ed un gatto morto ed un cucciolo salvato: Aiutiamo la Forestale

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Esche avvelenate Fossato di VicoFossato di Vico – Wurstel ripieni di antilumaca. Anzi una serie di würstel con dentro veleno infilzati su rami di ginestre piantati nel suolo in un modo ben ordinato. Bilancio  tragico : un cucciolo di pitbull salvato in extremis, una femmina pincher morta in dieci minuti. Nemmeno il tempo di avvertire il veterinario. Ed un gatto deceduto. Le esche avvelenate erano state posizionate vicino ad un bosco nella frazione di Palazzolo di Fossato di Vico. Da gennaio 2016 purtroppo non sono pochi i casi in Umbria registrati dal Corpo Forestale dello Stato. A Città di Castello sono state ritrovate lungo il percorso verde del Tevere, in alcune aree urbane e nei giardini pubblici; a Pietralunga sono morti due cani nell’area adiacente ad un capannone comunale; poi animali da compagnia avvelenati a Nocera Umbra, a Gualdo Tadino, due cani sono stati salvati da avvelenamento per esche abbandonate nell’area industriale della città e poi i casi recenti di  Fossato di Vico.

È una barbara usanza – spiega Loredana Farneti, sostituto del Commissario Capo del Corpo Forestale dello Stato di Perugia – di fatto, è un  retaggio di una ancestrale concezione di controllo del territorio: si disseminano esche e bocconi avvelenati per eliminare alcune categorie di animali, spesso legate a particolari interessi economici di alcuni fruitori del territorio, ma sempre più frequentemente ne rimangono vittime sia esemplari di fauna selvatica protetta, che animali d’affezione”. Chi dissemina esche mette in pericolo la vita della fauna, degli animali domestici e per contatto diretto, minaccia l’uomo ed inquina l’ambiente. “Purtroppo tale fenomeno – prosegue – non accenna a diminuire di importanza e soprattutto interessa indistintamente tutta la provincia. I casi di avvelenamento hanno un andamento periodico, si concentrano costantemente in alcuni periodi dell’anno e incidono costantemente nelle medesime aree. Nella nostra Regione i periodi in cui si registrano i numeri più alti di abbandoni di esche e bocconi coincidono con i mesi di febbraio – marzo – aprile, che è epoca di ripopolamenti faunistici e settembre – novembre con la raccolta tartufi”.

Poi, precisa : “le motivazioni dell’abbandono di esche nelle aree urbane possono essere ricondotte al comportamento tipico dell’avvelenatore per vandalismo: la finalità è scoraggiare chi porta a spasso i propri cani o eliminare le colonie feline accudite con soldi pubblici. In genere questi soggetti non accettano che soldi pubblici vengano utilizzati in progetti finalizzati ad accudire animali liberi, ed il rilascio di esche e bocconi avvelenati è una forma di protesta contro lo Stato”.

Incivili che vanno contrastati con l’aiuto della popolazione. “Le difficoltà che incontriamo – conclude la Dott. Farneti – sono riconducibili in parte alla scarsa sensibilità nei confronti dell’importanza di denunciare tutti i casi in cui si sospetti la morte per avvelenamento di animali domestici o selvatici, e il fatto che si tratti di un fenomeno che si manifesta in territorio aperto e in genere molto ampio dove è impossibile una vigilanza stretta e continua”.

Véronique Angeletti@riproduzione riservata

Foto di Elio Passeri che civetto.tv ringrazia per aver segnalato il fatto.

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